6 novembre – WILLIAM TEMPLE

(Exeter, 15 ottobre 1881 – Westgate-on-Sea, 26 ottobre 1944)


Gli ammiratori di Temple lo hanno definito «filosofo, teologo, riformatore sociale, educatore e guida del movimento ecumenico della sua generazione», «il più significativo ecclesiastico anglicano del XX secolo», «il primate più importante nella Chiesa d’Inghilterra dai tempi della Riforma»; «il contributore più creativo e completo al pensiero teologico occidentale tra tutti gli anglicani». Uno dei suoi biografi lo elenca, insieme a Richard Hooker , Joseph Butler e Frederick Denison Maurice, come uno dei quattro grandi dottori della Comunione anglicana.

Ronald Knox, in una poesia satirica, lo descrisse così:

A man so broad, to some he seem’d to be
Not one, but all Mankind in Effigy.
Who, brisk in Term, a Whirlwind in the Long,
Did everything by turns, and nothing wrong.
Bill’d at each Lecture-Hall from Thames to Tyne,
As Thinker, Usher, Statesman, or Divine.

(«Un uomo così vasto, che ad alcuni sembrava essere
non uno, ma l’effigie di tutta l’umanità;
uno che parte come un venticello, e diventa un turbine;
ha intrapreso un’opera dopo l’altra, e nulla ha fatto di sbagliato;
fu presentato in ogni aula dal Tamigi a Tyne,
come pensatore, moderatore, statista e teologo»).
George Bernard Shaw lo definì «un’impossibilità realizzata»).

Chi era dunque questa persona così straordinaria?

William Temple, novantottesimo arcivescovo di Canterbury, nacque nel 1881. Era il secondo figlio di Frederick Temple (1821-1902), il quale a sua volta era stato vescovo di Londra (1884) e arcivescovo di Canterbury (1897). All’età di due anni William subì il primo attacco di gotta, malattia che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che ne provocò la morte. La sua vista era pessima: una cataratta, presente sin dall’infanzia, lo lasciò completamente cieco dall’occhio destro a soli quarant’anni. Tuttavia Temple era un avido lettore, con una memoria quasi fotografica; dopo che aveva letto un libro, lo ricordava perfettamente. Era un appassionato della musica di Bach. Per quanto concerne la letteratura, amava specialmente la poesia (Browning e Shelley), il teatro (i tragici greci e Shakespeare) e alcuni romanzi, in particolare I fratelli Karamazov. Pensava che le idee teologiche fossero spesso esplorate in modo più efficace da scrittori, come appunto Dostoevskij, che non erano propriamente dei teologi.

Fece studi classici al Balliol College di Oxford dal 1900 al 1904 e fu presidente della Oxford Union (la debating society dell’università). Qui sviluppò una notevole capacità di sintesi: Temple esprimeva i pro e i contro di una questione in modo così chiaro ed equilibrato che gli avversari iniziali spesso finivano con l’essere d’accordo tra loro. Tale capacità gli fu utile in seguito, quando fu chiamato a moderare dibattiti su questioni teologiche e sociali. Ma non sviluppò soltanto un talento nel dirimere le controversie: elaborò anche un pensiero  filosofico in cui la dialettica giocava un ruolo importante; sosteneva infatti che le idee raggiungono la loro piena maturità quando si confrontano con concezioni opposte. Si laureò infine in Filosofia e rimase ad Oxford, prima come docente presso il Queen’s College, poi come preside della Repton School (a soli 29 anni!). 

Nel 1906 fece domanda per l’ordinazione, ma il vescovo di Oxford, Francis Paget, non lo volle ordinare perché il candidato aveva ammesso che talvolta dubitava di alcuni dogmi di fede. Temple allora riprese a studiare sotto la guida degli eminenti teologi Henry Scott Holland e e Burnett Hillman Streeter; alla fine Randall Davidson, arcivescovo di Canterbury, dopo un attento esame, riconobbe che il pensiero di Temple si stava sviluppando in una direzione ortodossa, e, dopo uno scambio di lettere con Paget, decise di ordinarlo diacono nel 1909 e presbitero nel 1910. Davidson vinse la sua scommessa, dato che Temple in seguito si dedicò integralmente a difendere le verità della fede cristiana. Gli fu assegnata la rettoria di St. James a Piccadilly, Londra. Si impegnò in diversi movimenti interni all’anglicanesimo, tra cui la Missione Nazionale di Conversione e Speranza e l’organizzazione Vita e Libertà, che propugnava l’indipendenza della Chiesa d’Inghilterra dal controllo della politica e del Parlamento.

Nonostante provenisse da una famiglia agiata, Temple ebbe sempre una spiccata sensibilità per la giustizia sociale. Nel 1908 divenne presidente della Workers’ Educational Association (fondata dal benemerito Frederick Denison Maurice), e nel 1918 aderì al Partito Laburista britannico, dove rimase per otto anni lavorando attivamente per implementarne il programma sociale. Il suo impegno nel sociale, tuttavia, non fu mai fine a se stesso, ma sempre frutto della sua profonda fede nel mistero dell’Incarnazione: se Dio si è fatto carne in Cristo Gesù ed ha vissuto in mezzo a noi, allora la vita e l’identità di ogni uomo e di ogni donna è sacra. Secondo Temple, l’Incarnazione è fonte di valore e di significato per ogni individuo ed addirittura per ogni forma di vita. 

Fu uno strenuo sostenitori dei movimenti per la cooperazione e l’unità tra i cristiani, delle missioni e delle organizzazioni ecumeniche. Sognava una chiesa indivisa, in cui fossero salvaguardate la peculiarità di ogni di ogni gruppo (oggi diremmo “unità nella diversità”). Così predicò in occasione della seconda Conferenza mondiale di Fede e Costituzione:

«L’unità della chiesa, alla quale si orientano la nostra fede e la nostra e speranza, è fondata sull’unità di Dio e sull’unicità della sua azione redentrice in Cristo Gesù. “Un solo corpo e un solo spirito” corrisponde a “un solo Dio e Padre di tutti”. L’unità della chiesa di Dio è un fatto perenne; il nostro compito non è di crearla, ma di farla emergere. Dove Cristo abita nel cuore degli uomini, là è la chiesa: dove il suo Spirito è all’opera, là è il suo corpo. La chiesa non è un’associazione di uomini, ciascuno dei quali ha scelto Cristo come Signore: essa è una comunione di uomini, ognuno dei quali Cristo ha unito a sé. La fede e la vita cristiane non sono la scoperta o un’invenzione degli uomini; non sono uno stadio del processo di sviluppo storico: esse sono dono di Dio».

Nel 1916 sposò Frances Anson. La notte prima del matrimonio rimase alzato fino a tardi per finire di scrivere il suo primo importante trattato teologico, Mens creatrix; otto anni dopo pubblicò un volume complementare, che ampliava e chiariva le idee del primo, intitolato Christus veritas

Nel 1921 fu nominato vescovo di Manchester, città dalla forte vocazione industriale. Durante il suo episcopato, nel 1926, la Gran Bretagna sperimentò il cosiddetto “sciopero generale”, quando la maggior parte dei lavoratori di tutti i settori incrociò le braccia non tanto contro i datori di lavoro quanto per protestare contro le politiche sociali ed economiche del Paese nel suo complesso. A Manchester ciò significò principalmente il blocco delle fabbriche di carbone. Temple lavorò a lungo per mediare tra le parti e contribuì al raggiungimento di un accordo che tutti considerarono equo. Nel 1929 passò alla diocesi di York.

Più che come studioso accademico, eccelse come insegnante e predicatore. Nel 1931, al termine della “Missione di Oxford” (quella che in ambiente protestante è nota come Revival Meeting), guidò una congregazione nella chiesa dell’Università, St. Mary the Virgin, cantando l’inno “Quando contemplo la Croce meravigliosa”. Poco prima dell’ultima strofa, fermò il canto e chiese ai fedeli di leggere le parole autonomamente: «Ora – disse - se intendi queste parole con tutto il cuore, cantale più forte che puoi. Se non ci credi affatto, resta in silenzio. Se le intendi anche solo un po’ e vuoi che per te acquisiscano più senso, cantale sottovoce». L’organo riprese a suonare e duemila voci sussurrarono:

Were the whole realm of nature mine,
That were an offering far too small;
Love so amazing, so divine,
Demands my soul, my life, my all.

(«Se l’intero regno della natura fosse mio,
sarebbe un’offerta troppo piccola;
Un amore così stupendo, l’amore divino,
richiede la mia anima, la mia vita, tutto me stesso»).

Per molti dei partecipanti fu un’esperienza indimenticabile.

Temple divenne arcivescovo di Canterbury nel 1942, quando sembrava probabile un’invasione tedesca. Infuse coraggio nella popolazione intervenendo spesso sia in radio che sui giornali; lavorò per il soccorso dei rifugiati ebrei e sostenne pubblicamente una pace negoziata, in opposizione alla resa incondizionata richiesta dai leader alleati. Nonostante ciò, non fu mai un ingenuo pacifista: pur sostenendo il diritto all’obiezione di coscienza, riteneva che chi si opponeva all’uso della forza dovesse prendersi la piena responsabilità della propria posizione: non si è infatti responsabili solo delle proprie intenzioni, ma anche dei probabili effetti della propria attività e delle proprie omissioni. Denunciò con coraggio le diseguaglianze sociali e sostenne l’importanza di un’educazione dignitosa anche per i poveri.

Non dimenticò comunque l’impegno teologico ed esegetico: i suoi due volumi Lezioni sull’evangelo di Giovanni (1939-40) sono ormai un classico della spiritualità anglicana. Eccone uno stralcio:

«Il culto di adorazione è la sottomissione di tutta la nostra natura a Dio. È il risveglio della nostra coscienza da parte della Sua santità, il nutrimento della nostra mente da parte della Sua verità; la purificazione del nostro immaginario da parte della Sua bellezza, l’apertura dei nostri cuori al Suo amore, la resa della nostra volontà al Suo progetto. Tutto questo trova la sua sintesi nell’adorazione: non c’è emozione più decentrata rispetto all’ego di cui la nostra natura sia capace; essa costituisce dunque il rimedio più efficace contro quell’autoreferenzialità che rappresenta il nostro peccato originale e la fonte di ogni peccato attuale».

L’ultimo saggio di Temple, Il cristianesimo e l’ordine sociale (1942), descrive il suo sogno di una società post-bellica che riflettesse la dignità innata di ogni essere umano creato ad immagine di Dio; esso influenzò le politiche sociali inglesi del Dopoguerra. 

In questo periodo la sua gotta peggiorò. La sua ultima apparizione pubblica fu in un ritiro spirituale per il clero (un tempo trascorso in un luogo appartato, nel silenzio e nell’ascolto della Parola, tra preghiere, meditazione e letture), dove fu portato in ambulanza e dove parlò rimanendo in piedi sull’unico piede sano. Dopo un biennio trascorso come arcivescovo di Canterbury, morì il 26 ottobre 1944, stroncato a soli 63 anni dalla malattia e da un’attività lavorativa indefessa e instancabile. Fu sinceramente rimpianto da tutta la Chiesa d’Inghilterra, per la quale aveva sempre nutrito un amore profondo, e da tanti cittadini inglesi non soltanto anglicani, tra cui l’arcivescovo cattolico-romano e la comunità ebraica. 


COLLETTE: 

O Dio, nostro Padre celeste, che hai suscitato il tuo fedele servitore William Temple affinché fosse vescovo e pastore nella tua Chiesa e nutrisse il tuo gregge, ricolma tutti i pastori con i doni del tuo Santo Spirito, affinché possano amministrare la tua casa come autentici servi di Cristo e dispensatori dei tuoi divini misteri. Per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

O Dio, che mediante il tuo Santo Spirito concedi ad alcuni parole di saggezza, ad altri parole di conoscenza e ad altri parole di fede, noi lodiamo il tuo Nome per i doni di grazia che hai manifestato nel tuo servitore William Temple e Ti supplichiamo perché la tua Chiesa non sia mai priva di tali carismi.  Per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

O Dio, che hai illuminato la tua Chiesa con la testimonianza del tuo servitore William Temple, noi Ti supplichiamo: fa’ che possiamo trarre ispirazione dal suo insegnamento e dal suo esempio di vita, cosicché possiamo gioire con coraggio e fiducia nella Parola fatta carne, e ci impegniamo nella costruzione di quella città che ha la giustizia per fondamento e l’amore per legge. Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo, luce del mondo, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli

Davide Lopez

Fonti: James E. Kiefer et al. 


Commenti

Post popolari in questo blog