CI PRESENTIAMO
Chi siamo?
Nella ferma convinzione che saremo salvati per la grazia del Signore Gesù Cristo (cfr. Ef. 2,8), poiché non c’è altro nome sotto il cielo dato agli uomini per mezzo del quale possiamo essere salvati (cfr. At 4,12), riconosciamo il nostro dovere di annunciare la verità salvifica di Cristo a tutti i popoli, nazioni e lingue. Dichiariamo perciò la nostra intenzione di mantenere salda la fede una, santa, cattolica e apostolica.
Cosa significa “cattolica”? Significa che confessiamo quella regola di fede stabilita da San Vincenzo di Lerins: «Noi manteniamo ciò che è stato creduto ovunque, sempre e da tutti, perché è veramente e propriamente cattolico».
Siamo dunque cristiani cattolici, ma non “cattolici romani”.
Allora siamo forse protestanti?
Pur riconoscendo alla Riforma diversi meriti, preferiamo di solito non usare questo termine in quanto, di per sé, si presta ad ambiguità: più precisamente, ci consideriamo interpreti della cosiddetta “via media”, così come elaborata dalla tradizione anglicana.
Anglicanesimo: cos’è e cosa non è
L’anglicanesimo è un movimento cristiano che trae le sue radici dai padri della Chiesa, dalle esperienze medioevali di ricerca, santità e rinnovamento, dalle istanze della Riforma protestante, dalla riflessione teologica sviluppata specialmente in ambito inglese ed anglofono dal XVI al XX secolo. Ne risulta un equilibrio unico tra evangelico e cattolico, in cui l’importanza che assegniamo alla Parola ricevuta, annunciata e predicata è pari alla nostra attenzione per i sacramenti come veicoli di grazia.
Accettiamo dunque gli insegnamenti della Chiesa indivisa del primo millennio. Infatti, dal giorno di Pentecoste al “grande scisma” del 1054, la cristianità è stata veramente cattolica, ovvero unita nella fede e nella dottrina, anche se sussistevano differenze liturgiche tra le chiese orientali e quelle occidentali.
Il rito anglicano è un rito cattolico e occidentale, che deriva la sua liturgia dalla Chiesa d’Inghilterra.
Un equivoco molto comune è che l’anglicanesimo sia stato fondato nel XVI secolo dal re d’Inghilterra Enrico VIII perché voleva il divorzio da Caterina d’Aragona. Se pure Enrico VIII ha reso la Chiesa d’Inghilterra la religione di stato del suo regno (anche al fine di incamerare le ricchezze che gli ordini religiosi detenevano nel paese), occorre tuttavia riconoscere che la fede cattolica in Inghilterra esisteva da molto prima (precisamente dal I secolo d.C) e si era sviluppata parallelamente alle altre chiese di Roma e Costantinopoli.
Dalla Chiesa d’Inghilterra sono nate nel tempo numerose comunità in tutto il globo (la cosiddetta “comunione anglicana”). Purtroppo, a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo molte di queste comunità hanno subìto un destino comune a gran parte del mondo cristiano: con il pretesto dell’aggiornamento, si è progressivamente abbandonata la centralità dell’annuncio della Croce di Cristo sino a perdere quasi del tutto le proprie radici e il proprio carisma originario. Noi siamo una di quelle chiese (continuing anglican churches) che non hanno accettato di “mondanizzarsi” e non hanno diluito affatto la propria identità e tradizione.
La Riforma inglese
Nel XVI secolo la cosiddetta “Riforma protestante” ha raggiunto l’Inghilterra. L’intento dei riformatori inglesi, come del resto quello di Lutero, non era però avviare una nuova Chiesa, ma piuttosto ritornare alla fede della Chiesa primitiva. Lo studioso anglicano di liturgia Stephen A. Hurlbut, riferendosi ai riformatori inglesi, scrisse: «Il loro approccio liturgico e teologico valorizzava la “cattolicità” in opposizione alla “romanità” e si appellava ai Padri in contrasto con la scolastica medioevale». I riformatori inglesi, dunque, desideravano restare cattolici, ed erano consapevoli che per farlo dovevano rigettare il cattolicesimo romano. Gli accademici anglicani Parsons e Jones sostengono in proposito che la Riforma inglese sia stata «priva di quel radicalismo che ha caratterizzato il continente o la Scozia. La Chiesa ha mantenuto il suo ordine cattolico, la sostanza delle liturgie cattoliche, la continuità della vita ecclesiale nelle parrocchie e nelle diocesi, abbracciando tuttavia la profonda convinzione che occorresse scartare le viete superstizioni, restituendo semplicità e genuinità al culto e ripristinando l’autorità della Scrittura nell’insegnamento». Il nostro sforzo è ancor oggi esattamente questo: ritornare alla liturgia ed alla teologia della Chiesa indivisa per essere davvero cattolici, e non cattolici romani.
Cattolici e riformati
Ci consideriamo dunque “cattolici riformati” secondo la tradizione della Riforma inglese, che ha avuto esiti in larga parte diversi da quelli della Riforma continentale. Siamo grati ai riformatori per aver riscoperto e messo al centro la dottrina della giustificazione per fede e le dottrine della grazia, ma non abbiamo – per così dire – “gettato il bambino con l’acqua sporca”. Ad esempio le chiese di stampo calviniano e radicale hanno respinto o svilito il principio della successione apostolica, che è invece stato mantenuto nell’anglicanesimo. O ancora, le cosiddette chiese evangeliche hanno rifiutato il sacerdozio ministeriale o reso la Santa Cena una mera memoria del sacrificio di Cristo. Noi crediamo invece che l’Eucaristia sia la presentazione per noi dell’unico sacrificio di Cristo da parte del ministro ordinato (non un nuovo sacrificio), e dunque al centro della nostra chiesa vi è la mensa dell’altare e non il pulpito. La Parola annunciata, infatti, si è fatta carne e nell’Eucaristia è condivisa con la comunità dei fedeli. Non è il sermone il fulcro del culto, ma Gesù Cristo vivente nella sua Chiesa nella Parola e nel Sacramento.
Soli Deo gloria.
31 ottobre 2023, Festa della Riforma
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